Denis Verdini non si rassegna e aspetta le primarie Pd per tornare protagonista

Lo sfogo è sempre lo stesso: “Fra pochi giorni Matteo tornerà al comando e potrà ripartire il progetto del partito della nazione”
ANSA

Denis Verdini


Pubblicato il 28/04/2017
Ultima modifica il 27/04/2017 alle ore 22:38
roma

È stato in silenzio in queste settimane. Non ha proferito più verbo Denis Verdini dopo la sentenza di condanna per traffico di influenze sul crac del credito cooperativo fiorentino. Un silenzio però che non è mai stato accompagnato da un sentimento di rassegnazione. Non gli è mai venuto in mente di entrare in modalità “mollo tutto” e aspetta soltanto le primarie del Pd per tornare protagonista. Il 30 aprile è una data cerchiata in rosso nel suo calendario. Racconta chi lo incrocia nel solito bar di piazza San Lorenzo in Lucina dove è tornato a presenziare come ai vecchi tempi, che ormai «Denis»ha un chiodo fisso: il ritorno sulla scena di Matteo Renzi. Lo sfogo è sempre dello stesso tenore: «Fra pochi giorni Matteo tornerà al comando e potrà ripartire il progetto del partito della nazione». Il ragionamento che segue in queste ore Verdini è legato al fatto che dopo questo congresso «Renzi avrà in mano per davvero il partito. Sono usciti fuori Bersani, Speranza, D’Alema. Gli uomini che l’hanno sempre frenato». D’altro canto, «ho sempre detto a Matteo che lui con quelli lì non c’entra nulla e la sconfitta al referendum sarebbe stata un modo per rilanciare una cosa nuova». In questo contesto fra Renzi e Verdini i contatti sono rimasti immutati. L’ufficiale di collegamento è sempre Luca Lotti.  

 

Eppure i due, Verdini e Renzi, si sentono e continuano a smessaggiarsi - usano questa espressione - come hanno sempre fatto nell’ultimo anno e mezzo da quando in sostanza la compagine verdiniana è diventata la stampella della maggioranza dell’ex premier. Da parte di Renzi non è mai mancata la riconoscenza nei confronti del leader di Ala. «Grazie ai voti di Verdini - ha ripetuto più volte pubblicamente - abbiamo approvato le unioni civili». E anche il leader di Ala in queste settimane ha fatto un’opera di moral suasion per trattenere i suoi. Diversi parlamentari di Ala hanno infatti bussato alla porta del Cavaliere.  

 

Ma Denis è più convinto che mai che il futuro sia sempre Renzi. Ecco perché non vede l’ora di conoscere l’esito delle primarie. «Quella notte mi piazzerò davanti a Mentana e mi godrò la vittoria di Matteo» ripete ai suoi. E non importa che la prossima settimana dovrebbe rassegnare le dimissioni da capogruppo di Ala a Montecitorio, Saverio Romano. Quest’ultimo mercoledì ha postato su Facebook la foto del giuramento da ministro dell’agricoltura dell’ultimo governo Berlusconi. Romano è in procinto di tornare fra le fila azzurre in vista delle regionali fissate per il 5 novembre. Gianfranco Miccichè, commissario di Fi nell’isola e luogotenente di Berlusconi, assieme a Totò Cuffaro vorrebbe candidarlo presidente della regione. Da qui lo strappo con Denis. Ma non importa.  

 

«È giusto che Saverio faccia questo passo, è il suo sogno governare la Sicilia». Denis però si spinge oltre. E dopo le primarie, “visto che Matteo sarà in prima linea”, sarebbe intenzionato a rilanciare il suo partito. Non si chiamerà più Ala, ma, sussurrano, “Alternativa Civica”. Un contenitore che accoglierà professori, liberi professionisti, e tutti i centristi che non si riconoscono in Salvini e Meloni. E forse in quella sede potrebbe lanciare il figlio Tommaso, che ormai si aggira attorno ai palazzi con una certa frequenza. La kermesse non è stata ancora fissata. Nel frattempo Verdini prepara il doppio petto e le bretelle rosse: «Sono pronto, quando volete si scende in campo”. Per Matteo, va da sé.  

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