Gerusalemme capitale di Israele, Hamas chiama alla nuova Intifada: scontri e feriti

Haniyeh lancia un nuovo appello ad al-Fatah affinché esca «dal tunnel degli accordi di Oslo» e cessi la cooperazione di sicurezza con Israele
AP


Pubblicato il 07/12/2017
Ultima modifica il 07/12/2017 alle ore 18:50

Gerusalemme capitale di Israele infiamma il Medio Oriente. Hamas ha chiamato alle armi e invocato la terza Intifada contro Israele e intanto le prime proteste a Gaza e in Cisgiordania sono già scoppiate. Per domani, venerdì, è convocata una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sabato si riunisce la Lega Araba. La decisione dell’amministrazione americana ha suscitato una condanna unanime della comunità internazionale. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si dice certo che «molti» Paesi (senza però farne i nomi) seguiranno gli Stati Uniti e che sono già in corso contatti in tal senso; intanto però ha cancellato la sua presenza a una cerimonia e convocato invece una riunione urgente del gabinetto di governo. 

 

A Gerusalemme e nei Territori la tensione è altissima e il presidente palestinese Abu Mazen è volato stamani dal re giordano Abdallah II. In risposta all’Autorità Palestinese che ha chiesto una giornata di proteste, migliaia di palestinesi sono scesi in strada a Gerusalemme, nelle principali città della Cisgiordania e al confine con Gaza. Ci sono state proteste nella Città Vecchia. A Gaza e in Cisgiordania si registrano scontri. Da fonti mediche si ha notizia di 114 palestinesi feriti da armi da fuoco, o intossicati da gas lacrimogeni o contusi da proiettili rivestiti di gomma. A Gerusalemme Est negozi e scuole sono rimasti chiusi, in risposta all’appello della leadership palestinese allo sciopero generale. Ma è solo l’inizio. Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha invitato i palestinesi a cominciare da domani la terza Intifada. «Domani venerdì 8 dicembre sarà il giorno dell’ira e l’inizio di una nuova intifada chiamata `la liberazione di Gerusalemme´», ha detto il leader del Politburo del movimento islamista, incontrando la stampa a Gaza. Haniyeh ha invocato «un’intifada popolare globale» e ha esortato tutte le fazioni palestinesi a mettere da parte le divergenze per una strategia congiunta contro Israele e gli Stati Uniti. Di fronte alle minacce di Hamas, l’esercito israeliano ha fatto sapere di aver inviato «più truppe» in Cisgiordania e di messo in allerta diverse unità di riserva. L’allerta l’ha lanciato sin dalle prime ore dell’alba il ministro della Pubblica sicurezza, Gilad Erdan: «C’è stato un crescente livello di incitamento, non solo da Hamas, ma anche dagli arabi israeliani: il fenomeno dei lanci di pietre è aumentato durante la notte, dobbiamo essere preparati». 

 

 

Gli scontri tra giovani palestinesi e l’esercito hanno già avuto prime conseguenze. Sassaiole da una parte, lacrimogeni e proiettili di gomma dall’altro. Un primo bilancio parla di almeno 5 palestinesi feriti nei pressi di Ramallah, un palestinese ferito gravemente negli scontri avvenuti a est dell’insediamento di Khan Yunis. 

La riunione del Consiglio di Sicurezza al Palazzo di Vetro a stata chiesta da 8 nazioni, compresa l’Italia. La condanna internazionale è stata pressocché unanime. La Russia anche oggi si è detta «molto preoccupata». Anche l’Arabia Saudita, alleato di ferro di Washington, ha bollato come «ingiustificata e irresponsabile» la decisione del presidente Trump. Per l’Unione Europea, Gerusalemme deve essere la capitale «sia dello Stato di Israele sia dello Stato palestinese», ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini.  

 

Per la Turchia, gli Usa hanno «disinnescato la bomba» con l’annuncio su Gerusalemme. «Impossibile capire cosa voglia ottenere da questa decisione» ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in partenza per la Grecia. «Ehi Trump, cosa vuoi fare? «Questa è una decisione che può infiammare l’intera regione». Erdogan ha annunciato che vuole parlare anche con papa Francesco «oggi o domani perché questa situazione riguarda anche i cristiani». Il ministero degli Esteri iracheno ha convocato l’ambasciatore Usa per una nota di protesta. Il grande ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità sciita in Iraq, ha «condannato e deplorato» la decisione di Trump, che -ha detto- «ferisce i sentimenti di centinaia di milioni di arabi e musulmani», ha detto con una dichiarazione diffusa dal suo ufficio di Sistani. La milizia al-Nujaba ha ipotizzato attacchi alle truppe Usa. 

 

Anche l’Isis è tornato a far sentire la sua voce con un video in cui invita tutti i musulmani a «riportare il terrore su Israele attraverso esplosioni, incendi e accoltellamenti» e a «uccidere gli ebrei in ogni modo possibile». Nel video della durata di dieci minuti, vengono mostrati scene di attacchi da parte di Israele ai danni dei palestinesi e si accusano gli ebrei di essere «all’origine della rovina e dell’uccisione di musulmani in ogni luogo». Un narratore incita i seguaci a ribellarsi e reagire con la violenza: «Con loro non valgono accordi, negoziati, incontri o trattati: sono il male». Le indicazioni per la ribellione sono chiarissime: «Quale modo migliore per avvicinarsi ad Allah se non uccidendo un ebreo. Alzati e uccidilo, con il pugnale, o il veleno, oppure investendolo con l’auto. Mettete le bombe nelle loro piazze e incendiate le loro case». Il messaggio finale: «Entreremo a Gerusalemme e vi uccideremo nel peggiore dei modi». 

 

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