Lo sci “lotta” con la neve: le stazioni valdostane lavorano nel tentativo di tornare alla normalità

Il maltempo ha creato problemi ai diversi comprensori.


Pubblicato il 06/01/2018
aosta

Giornate difficili per lo sci. Ieri l’intero comprensorio di Cervinia è rimasto chiuso: a 3.000 metri sono caduti più di 2 metri di neve, in paese circa 190 centimetri. Le altre località hanno cercato di preparare al meglio piste e impianti dopo le nevicate intense: un po’ ovunque a 2.000 metri è caduto oltre un metro e mezzo. Nel Monterosa Ski, dopo le bonifiche, ha aperto in tarda mattinata il collegamento del colle della Bettaforca tra Ayas e Gressoney-La-Trinité, ma è rimasto chiuso il collegamento tra Gressoney e Alagna Valsesia, al passo dei Salati; in pomeriggio è tornato il vento in quota, che ha costretto a chiudere anche la telecabina dal Gabiet ai Salati. A La Thuile è rimasto chiuso soltanto il versante Belvedere-Piccolo San Bernardo. Courmayeur ha aperto quasi al completo, così come Pila dove è rimasta chiusa la parte alta.  

 

Oggi la situazione dovrebbe tornare nella norma, anche se dal pomeriggio l’ufficio meteorologico regionale segnala «nuvolosità in aumento fino a cielo coperto, con qualche debole nevicata sparsa oltre i 900-1.100 metri». Domenica sono attese «precipitazioni diffuse, anche» tra i 15 e i 30 centimetri di fresca «sulle zone ai confini con il Piemonte» e limite neve a 900-1.200 metri. 

 

Il rischio di valanghe è sceso a 3 «marcato». L’ufficio neve e valanghe segnala «importanti accumuli di neve recente ventata oltre il limite del bosco» ma con «caratteristiche diverse tra il settore Ovest e Nord e il resto del territorio». Nella zona Nord occidentale, «sui pendii non ancora scaricati» è richiesto «un atteggiamento prudente perché il legame con il vecchio manto e tra la neve recente non è ancora ottimale, se pur in netto miglioramento da venerdì, le sollecitazioni da carico dello sciatore possono provocare il distacco di lastroni di superficie anche di medie dimensioni». Sono ancora possibili distacchi spontanei sopra il limite del bosco, soprattutto per «isolati lastroni di fondo di neve bagnata in tutto lo spessore del manto, al di sotto dei 2.400 metri, sui pendii molto ripidi non ancora scaricati, nelle ore più calde della giornata». Il pericolo di valanghe tornerà a salire per la nuova perturbazione. 

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