Gli ex vertici di AgustaWestland assolti dall’accusa di corruzione internazionale

Il processo riguardava il presunto pagamento di funzionari indiani per ottenere la commessa di 12 elicotteri


Pubblicato il 08/01/2018
Ultima modifica il 08/01/2018 alle ore 14:28
milano

Non è provato che gli ex vertici di AgustaWestland, la compagnia del gruppo Finmeccanica (ora Leonardo) abbiano pagato i funzionari indiani per ottenere la commessa di 12 elicotteri Aw-101 (valore 556 milioni di euro) da usare per il servizio Vip dei membri del governo. Per mancanza di «prove sufficienti» a sostenere la sussistenza del fatto, i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno assolto questa mattina dall’accusa di corruzione internazionale gli ex ad della società e della sua controllata, rispettivamente Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini. Riformando così parzialmente la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio che, nell’ottobre 2014, aveva condannato i due per false fatturazioni. Sentenza seguita da una condanna per entrambi i reati in secondo grado, annullata nel 2016 dalla Cassazione, che ha disposto di sentire nuovamente alcuni testi in aula in un nuovo processo d’Appello “bis”.  

 

L’accusa ha sostenuto Bruno e Spagnolini avrebbero corrotto – tramite alcuni intermediari- l’allora capo di stato maggiore dell’aeronautica militare indiana, Sashi Tyagi, per ottenere l’abbassamento della quota di volo indicata nel bando di gara per una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri. Modifica che avrebbe permesso appunto alla società italiana di vincere la gara. Il flusso di denaro sarebbe arrivato a Tyagi tramite la società “Ids tunisia”, di cui erano soci al 50 per cento i suoi tre cugini, insieme agli intemediari Guido Haschke e Carlo Gerosa. Una società che, secondo i magistrati, era solo «una scatola vuota, creata per produrre fatture per operazioni parzialmente inesistenti», utilizzata da Aw per portare all’estero grandi quantità di denaro. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i soldi sarebbero arrivati, tramite Ids Tunisia, su conti a Mauritius intestati alla società Interstellar, ancora una volta partecipata al 50% dai fratelli Tyagi, e da lì su conti in India intestati ai fratelli Tyagi e a loro cugino Sashi Tyagi, che poi avrebbero realizzato insieme delle operazioni immobiliari. Quest’ultimo passaggio è stato ricostruito attraverso della documentazione arrivata dall’India e relativa all’indagine ancora in corso nel paese sugli stessi fatti.  

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