Nel Vco raccolte le 5 mila firme per chiedere il referendum di secessione dal Piemonte

In poco più di due mesi raggiunta la quota necessaria: l’obiettivo del comitato è passare in Lombardia

una dei banchetti di raccolta firme in piazza a Verbania


Pubblicato il 08/01/2018
verbania

La voglia di ridisegnare i confini regionali ha contagiato 5 mila residenti nel Verbano Cusio Ossola che in poco più di due mesi hanno sigillato con le loro firme il primo passo per arrivare al referendum che chiederà di essere annessi alla Lombardia.  

Lo statuto provinciale prevede infatti che per chiedere un referendum di iniziativa popolare siano almeno 5 mila le firme a sostegno e il traguardo (ipotizzato per febbraio dagli organizzatori) è stato raggiunto con due mesi di anticipo. 

Forti delle convinzioni che «Torino non ci ha mai considerati», oppure «ci sentiamo nel Dna lombardi», gli abitanti della provincia meno popolosa del Piemonte hanno affollato gazebo e uffici comunali: la convinzione che in Lombardia si potrebbe starebbe meglio è forte. Questo ha permesso di raccogliere in tempi quasi record il numero necessario di firme. Il comitato promotore è guidato dall’ex senatore di Forza Italia Valter Zanetta.  

 

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Fatto il primo passo, è in questo momento che parte la fase più complessa, verso il voto. Il progetto invece è naufragato a Novara: il comitato, infatti, inizialmente proponeva la secessione di entrambe le province.  

 

Il prossimo passo è quello di portare le firme in Provincia dove saranno verificate. Sarà poi il Consiglio provinciale a dover deliberare a maggioranza per il referendum, sotto l’occhio vigile di Luigi Spadone, consigliere di minoranza e vice presidente del comitato «Diamoci un taglio con il Piemonte». Quando e se si voterà, e se si raggiungerà il quorum (40%) di votanti, è quasi scontato che passi il «sì». A quel punto dovranno esprimere un parere le due Regioni, quindi toccherà al Parlamento legiferare per il passaggio. Insomma, un iter non semplice.  

«Prevediamo di consegnare le firme in Provincia dopo il 15 gennaio - spiega Zanetta -. Stiamo mettendo in ordine i documenti, raccogliendo gli ultimi certificati e gli elenchi dagli uffici dei Comuni, sono infatti quasi 2 mila le persone che si sono recate nei municipi di residenza a firmare. Con le feste di mezzo il procedimento è stato rallentato. Abbiamo però già pronta la relazione di accompagnamento». 

 

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Tra un passaggio burocratico e l’altro lo scoglio più grande sono i soldi necessari per organizzare il referendum: per una Provincia con 3,6 milioni di disavanzo in bilancio, sarà una sfida trovare i 3-400 mila euro che gli uffici hanno calcolato che serviranno per la macchina elettorale.  

Comunque non c’è assolutamente la porta chiusa da parte del presidente della Provincia Stefano Costa (Pd). «Quanto dichiarato dal presidente ci fa davvero sperare bene - conclude Zanetta -. Per la serietà di come è nata l’iniziativa penso che non ci siano dubbi sul fatto che il referendum a questo punto sia da indire. Non credo potrà passare la linea della mancanza di soldi, sarebbe come impedire un esercizio di democrazia. La voglia di cambiamento della gente è palpabile, non bisogna frenarla».  

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