09/01/2018
Non si hanno notizie certe sul satellite Zuma, intanto Space X ha già posizionato sulla rampa il Falcon Heavy con a bordo l’insolito «carico» che non farà ritorno sulla Terra
Antonio Lo Campo

«Non sarà semplice. Le possibilità che qualcosa vada storto sono alte, si tratta del nostro primo tentativo. Ma prima o poi dobbiamo iniziare, e questo razzo vettore può essere il primo passo per andare sulla Luna e puntare poi a Marte». Non è scaramanzia. Piuttosto mette un po’ «le mani avanti» Elon Musk, fondatore e numero uno della «Space X», la compagnia statunitense che più di tutte finora si è dimostrata competitiva per la nuova corsa allo spazio da parte delle società private. 

 

Un riconoscimento che arriva dalla stessa NASA, che le ha affidato (oltre che una parte dei fondi, con la Boeing) lo sviluppo del nuovo veicolo spaziale «Dragon» per portare astronauti in orbita attorno alla Terra, e strutture come la leggendaria rampa di lancio 39A del Centro Spaziale Kennedy, da cui partirono quasi tutte le Apollo e gran parte dei voli shuttle. Ma la cautela è d’obbligo soprattutto dopo il recente lancio del collaudato Falcon 9, che ha lanciato un satellite per conto del governo americano, battezzato «Zuma». 

 

Un satellite definito top-secret, che da ciò che viene riportato nelle ultime ore da agenzie e media statunitensi è andato perduto. Pare (non è ancora confermato) per un guasto al secondo stadio del Falcon 9. In realtà, il satellite avrebbe raggiunto l’orbita ma non in modo corretto. Ma tutte le informazioni recenti sono ancora contrastanti. Ora, sempre se il recente problema non ne comporterà un ennesimo rinvio, Elon Musk si appresta ad aggiungere un altro tassello per costruire il grande sogno della conquista e l’esplorazione dello spazio. Su una piattaforma del Centro Spaziale Kennedy è pronto il potente razzo «Falcon Heavy», il cui lancio è atteso per fine gennaio. Il razzo vettore è sulla rampa dal 28 dicembre: si attende solo l’ufficializzazione della data di lancio.  

 

Si tratta di tre razzi di tipo Falcon 9 messi assieme, come quelli finora utilizzati per inviare satelliti, navicelle cargo alla Stazione Spaziale e prossimamente le navicelle Dragon con a bordo astronauti. Ma in questo primo volo non verrà messo in orbita nessun satellite o astronave, ma un’automobile sportiva di colore rosso dello stesso Elon Musk. Ovviamente non è destinata ad alcun obiettivo, e non ricadrà verso la Terra: verrà spedita in un’orbita solare dall’ultimo stadio del lanciatore...  

 

 

Tre Falcon 9 per fare un solo «Falcon Heavy» (Falcon potenziato), dove quello centrale ha uno stadio allungato che sovrasta gli altri due fino a 70 metri d’altezza.  

E’ uno dei vettori spaziali americani più potenti finora lanciati, più degli attuali Delta IV e Atlas V, e anche dell’europeo Ariane 5, del giapponese H-2 e dei russi “Proton”. Una potenza di lancio equivalente a 18 Jumbo 747 al massimo della spinta. E’ un primo tentativo, con tre razzi che dispongono ciascuno di 9 motori a kerosene e ossigeno liquido.  

 

Lo stadio centrale è un Falcon 9 affiancato dai primi due stadi di altri due Falcon 9. Moltiplicato per tre: 27 motori che dovranno funzionare tutti assieme e per bene. Ecco le ragioni principali dei dubbi di Elon Musk, almeno per questo primo tentativo. D’altra parte, il triplo Falcon non è progettato per inviare nello spazio astronauti, ma grossi carichi, fino a circa 60 tonnellate in orbita terrestre e 23 tonnellate verso la Luna, che in futuro saranno grosse componenti per stazioni spaziali in orbita terrestre o lunare, e per astronavi dirette alla Luna o a Marte.  

 

Il Falcon Heavy è comunque meno massiccio e meno potente del nuovo SLS che invece sta realizzando la NASA, proprio con lo scopo di riavviare l’esplorazione del cosmo con astronauti, interrotta dopo la conclusione del Programma Apollo. Ma il vettore di Space X costa assai meno e se funzionerà sarò l’ennesimo successo di un’impresa come quella di Musk, che (a proposito di costi) è stata la prima ad avviare con continuità il recupero del primo stadio dei razzi. Una volta, si buttavano via, ora, con Falcon 9, atterrano su una piattaforma e vengono riutilizzati (dopo accurata manutenzione) per una missione successiva. 

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