«I miei scatti raccontano la ribellione delle donne iraniane all’obbligo del velo»

Il progetto fotografico di Marinka Masséus mostra un lato femminile di Teheran indipendente e coraggioso

Tre scatti degli scatti del progetto fotografico “My stealthy freedom - Iran” di Marinka Masséus


Pubblicato il 10/01/2018
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La legge iraniana impone alle donne di indossare in pubblico lo hijab, il velo della tradizione islamica. Una regola stringente, sempre più messa in dubbio. La settimana scorsa, durante le proteste contro il governo, una ragazza si è tolta il velo ed è stata arrestata. Faceva parte del movimento My stealthy freedom lanciato da Masih Alinejad.  

 

Anche le donne di questo progetto fotografico sono protagoniste della campagna. Marinka Masséus, fotografa olandese, ha raggiunto Teheran a fine 2016, si è chiusa in una casa - dovendo coprire le finestre per evitare che si vedesse il flash - e ha chiesto ai suoi soggetti di togliersi il velo e lanciarlo in aria. Le immagini raccontano un istante potente. Come Marinka racconta a La Stampa : «Credo che le donne iraniane siano le meno comprese al mondo. Sono intellettuali e contemporanee, sentono il cambiamento e vogliono viverlo. Lanciare in aria un velo è un piccolo atto di ribellione, ma mostra a tutto il mondo la loro richiesta di libertà». 

 

La fotografa ha scelto l’Iran perché, dalla lontana Olanda, sentiva l’esigenza di raccontare la lotta delle donne iraniane. «Una donna deve poter indossare ciò che vuole, velo incluso - spiega Marinka - Ma la libertà di scelta è fondamentale, e questo progetto parla proprio di questo: la libertà della propria esistenza. La possibilità delle donne di incontrarsi, unirsi ed esprimersi».  

 

Tanto che le donne fotografate erano molto entusiaste di partecipare al progetto. «Sono donne moderne, che non amano vivere in un regime repressivo. Lo hijab è il simbolo di tutte le limitazioni che vivono», aggiunge la fotografa. «Ogni giorno le iraniane commettono piccoli atti di ribellione: indossano vestiti più colorati del previsto, veli troppo corti, pantaloni troppo stretti. Atti di coraggiosa normalità che a poco a poco contribuiscono a cambiare il pensiero comune». Il governo iraniano, però, invece di rispondere con apertura, fa in modo che leggi più stringenti vengano applicate. Una su tutte, approvata di recente: il divieto per le donne di andare in bicicletta.  

 

 

Per organizzare il servizio fotografico Marinka ha contattato Masih Alinejad, che non ha potuto dare direttamente i contatti dei soggetti, per evitare ripercussioni da parte della polizia. Così la fotografa ha raggiunto Teheran e coinvolto le donne di persona. Alcune di loro durante gli scatti hanno descritto la storia che le aveva portate fino a lì. 

 

Una di loro ha raccontato: «Sono nata due anni dopo la Rivoluzione. Quindi sono cresciuta credendo che le cose dovessero essere così com’erano. Poi ho iniziato a pormi dei dubbi. Ho iniziato a guardare film occidentali. Poi ho trovato una foto di mia madre, prima della rivoluzione. Mi sono chiesta: perché io non sono come le ragazze degli altri Paesi? Perché non sono come mia madre?”».  

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scritto da: Nicolas Lozito a Torino TO
luoghi: Iran 
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