“Il tempo degli orologi”, al museo Poldi Pezzoli per celebrarli

Una rassegna per scoprire l’evoluzione tecnica ed estetica. Fino a metà marzo

Un orologio in mostra al Poldi Pezzoli


Pubblicato il 11/01/2018
Ultima modifica il 11/01/2018 alle ore 17:43
milano

Guardando al passato, ci hanno aiutato a raccontare. Nel presente scandiscono le nostre giornate: colazione, ufficio, pranzo, i figli da prendere da scuola, la cena da preparare e il riposo, finalmente. In ottica futura, sono indispensabili per la programmazione: dei viaggi di lavoro come di quelli di piacere, delle visite familiari e degli impegni professionali. Chissà come sarebbe la nostra vita, senza gli orologi. C’è chi ci ha provato e ha pure raccontato la sua esperienza, mirata a dimostrare la supremazia (temporanea) dell’uomo sul tempo. Ma siccome lo scorrere dei minuti è il segnale della vita che avanza, farne a meno a lungo è pressoché impossibile. Da qui l’idea venuta al museo Poldi Pezzoli di celebrarli, fino a metà marzo.  

«Il nostro tempo personale ha bisogno di ritmi diversi rispetto al tempo dedicato al lavoro - dichiara Annalisa Zanni, direttore della struttura -. L’incontro con la bellezza, i monumenti, il territorio e le opere d’arte ci offre l’opportunità di riappropriarci di ritmi di vita adeguati che permettano di godere appieno dei tesori che offre la nostra città». 

Nell’esposizione di via Manzoni è visitabile «Il tempo degli orologi», una rassegna dedicata agli orologi che, per i prossimi due mesi, permetterà al pubblico di scoprire l’evoluzione tecnica ed estetica attraverso i meccanismi e la preziosità delle casse. Per la struttura si tratta della realizzazione di un’idea in cantiere da tempo, che riprende le volontà testamentarie di Gian Giacomo Poldi Pezzoli: per tutta la sua vita preoccupatosi di estendere il patrimonio artistico donato alla città. La rassegna degli orologi, che rappresenta una delle novità presenti nella struttura da novembre, ha poco da invidiare a quelle presenti in strutture più note a livello internazionale: dal Louvre di Parigi al Metropolitan Museum di New York.  

L’esposizione, resa possibile anche dal contributo di «Pisa orologeria», permette di compiere un viaggio evolutivo dagli orologi del ‘500 a quelli del ‘900. Oltre alla raccolta di meridiane portatili e orologi solari di Piero Portaluppi e alla sala Orologi, che riunisce più di cento esemplari da tavolo e da persona dal Rinascimento all’Ottocento donati da Bruno Falck, nei nuovi spazi una terza sala è interamente dedicata agli orologi da persona: orologi rinascimentali in ottone dorato tedeschi e inglesi, manufatti barocchi in cristallo di rocca francesi e tedeschi e ciondoli in oro, smalto e pietre dure che celano minuti meccanismi. Non mancano esemplari curiosi: come l’orologio «à remontoir» degli inizi del Novecento che segna contemporaneamente l’ora di 43 città del mondo. 

A riprova di quanto il Poldi Pezzoli creda in questa iniziativa, la rassegna prevede un ricco calendario di appuntamenti. I mercoledì sera sono dedicati agli aperitivi, durante i quali si potranno incontrare maestri artigiani e apprendere l’arte della smaltatura delle casse e della decorazione dei quadranti. Per tre giovedì, invece, sono previsti dialoghi con collezionisti, restauratori, esperti: fra cui Michel Parmigiani. Molto ricca anche l’offerta del weekend: con visite guidate e laboratori sul funzionamento dell’orologio antico. Ai più piccoli, infine, sono dedicati gli appuntamenti del sabato pomeriggio con i «Watchlab junior»: dopo una visita guidata agli orologi più belli e curiosi della collezione, i bambini possono montare il loro orologio e comprenderne il funzionamento. 

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