Cile, diffusa una lista di sacerdoti accusati di abusi

Un gruppo di monitoraggio con base negli Usa ha compilato una database con 80 nomi di religiosi colpevoli di violenze sessuali a pochi giorni dall’arrivo del Papa nel paese
AP


Pubblicato il 11/01/2018
Ultima modifica il 11/01/2018 alle ore 16:40
roma

Circa 80 sacerdoti cattolici sono stati accusati di abusi sessuali dal 2000 in Cile. Ad affermarlo è un gruppo di monitoraggio con base negli Usa pochi giorni prima della visita di Papa Francesco nel paese sudamericano, in programma dal 15 al 18 gennaio.  

 

BishopAccountability.org ha compilato un database di religiosi accusati pubblicamente di abusi sessuali contro i minori, usando le informazioni arrivate dai tribunali e dai media. 

 

Il gruppo ha affermato che la sua lista rappresenta, in realtà, «una frazione del numero totale di sacerdoti accusati che sarebbero noti se i leader della Chiesa in Cile avessero dovuto darne denuncia alla giustizia, se il sistema legale permettesse alle vittime più tempo per presentare denuncia penale e civile o se le diocesi e gli ordini religiosi fossero indagati dalle procure o da commissioni statali». 

 

Un’eccezione è rappresentata dai Fratelli Maristi cileni che hanno invece ammesso pubblicamente di aver taciuto riguardo a decine di casi di violenze sessuali avvenuti per anni in diverse scuole gestite dalla Congregazione da parte di sette membri. I quali non erano mai stati denunciati «perché questo cose non si ventilavano, né all’interno né all’esterno». 

 

Un atteggiamento lodato dal cardinale arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati, che ha detto: «Sono contento che abbiano preso sul serio quello che per loro è stato un avvenimento triste, e auspico che ora facciano le cose per bene. La verità ci fa sempre liberi». 

 

La lista diffusa da BishopAccountability.org include il religioso cileno Fernando Karadima, accusato di aver commesso abusi nei confronti di bambini nel 2010 e condannato dal Vaticano (ma non dal Cile). Tra i sacerdoti stranieri indicati ci sono anche l’irlandese Jeremiah Healy, il gesuita statunitente H. Cornell Bradley e il reverendo filippino Richard Joey Aguinaldo. 

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