Rovazzi debutta al cinema nei panni di un «vegetale»: “Racconto la mia generazione”

L’artista youtuber 24enne: «I ragazzi della mia età sono spaesati, precari e si sono dovuti inventare nuovi lavori per sopravvivere proprio come ho fatto io»
ANSA

Fabio Rovazzi con il regista Gennaro Nunziante


Pubblicato il 12/01/2018
Ultima modifica il 12/01/2018 alle ore 19:53

Una generazione vegetale, inetta, troppo onesta e ingenua alle prese con un lavoro che non c’è in una Milano che offre solo lavori da volantinaggio, ma solo dopo una selezione lavorativa degna di un posto da manager. In “Il Vegetale” la nuova commedia scritta e diretta da Gennaro Nunziante (il regista e autore di Zalone), ha come protagonista Fabio Rovazzi, star degli adolescenti, youtuber e cantante ai primi posti della Hit Parade. L’artista, 24 anni, allampanato e sguardo sperduto, nel film è Fabio, con tanto di velleitaria laurea in Scienze della comunicazione, senza lavoro e alle prese con un padre ingombrante e truffaldino (Ninni Bruschetta) e una giovanissima sorellastra capricciosa e viziata (Rosy Franzese). Entrambi lo considerano di fatto un “vegetale” ma, come si vede nel film, sta comunque a lui muoversi in questa Italia di laureati a Tirana e in cui c’è in corso una guerra generazionale. Nel cast del film, in sala dal 18 gennaio in 400 copie distribuite dalla Disney, anche Nicola Zingaretti nel ruolo di un manager finto buono.  

 

 

“Il vegetale è la nostra generazione”  

Dice Rovazzi a Roma:«Il vegetale racconta la nostra generazione che ha ereditato il nulla e dove il modello vigente è fottere il prossimo. Credo sia meglio che si instauri invece un rapporto civile. Quelli della mia generazione sono spaesati, precari e si sono dovuti inventare nuovi lavori per sopravvivere proprio come ho fatto io». E ancora l’artista:«Il film affronta tematiche molto importanti e ha il pregio di non vedere la mia generazione come si fa troppo spesso. Il messaggio è rimboccarsi le maniche se si vuole ottenete qualcosa. Il modello di realizzazione che c’è oggi è sbagliato e mette da parte il garbo e l’onestà dei rapporto umani». 

 

Il regista: “Volevo una maschera moderna”  

Spiega invece il regista:«Solitamente si fanno film parlando di generazioni che non si conoscono. Volevo ribaltare questo concetto con una generazione che si racconta in prima persona, vedere le cose con il loro sguardo. Quella che è saltata oggi è la gentilezza, una cosa che pesa molto sui rapporti». La scelta di Fabio Rovazzi aggiunge:«È stata come obbligata, volevo una maschera moderna, il problema era solo che era molto popolare e ricco, ma pregiudizi che potevano essere superati». Sulla rottura artistica con Checco Zalone che dirigerà il prossimo film in prima persona, spiega Nunziante:«Non si tocca il mio rapporto con lui. All’inizio eravamo solo amici ora siamo fratelli, una fratellanza che resta per sempre ed è totale». «Si parla sempre di questa generazione come di fannulloni, bamboccioni, mentre in questo film, per fortuna, c’è uno sguardo diverso che mancava» dice infine Luca Zingaretti.  

 

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