Quei lavoratori pagati “in nero” in cantiere e con l’escamotage della sede all’estero

L’impresa, ufficialmente bulgara, seguiva le leggi straniere e non quelle italiane

L'Istituto territoriale del lavoro (Itl) di Alessandria ha rilevato che un’impresa con sede a Bucarest operava in provincia senza rispettare le leggi italiane


Pubblicato il 16/01/2018
alessandria

Un piede in Italia e uno in Bulgaria: un piccolo impresario italiano ha provato a camminare con due scarpe diverse, convinto di aver trovato l’andatura per stare in equilibrio; invece, alla fine, è inciampato nei controlli dell’Ispettorato del Lavoro di Alessandria; l’Itl interprovinciale che ha smascherato la furberia, lo ha punito con una cospicua sanzione amministrativa e lo ha anche denunciato all’autorità giudiziaria. 

 

L’accertamento, che risale al secondo semestre 2017, è emerso con il bilancio dell’attività dello scorso anno. Il fatto potrebbe essere annoverato tra le molteplici irregolarità che l’istituto, nell’attività di controllo, rileva e sanziona. Ma si sospetta che questo caso sia la spia di un fenomeno più ampio che, senza freni immediati, potrebbe estendersi, generando ripercussioni di concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori corretti, ancor peggio in un periodo di così prolungata crisi. 

 

La ditta controllata dagli ispettori dell’Itl (Ispettorato territoriale del lavoro) alessandrino fa, sostanzialmente, riferimento a un impresario edile italiano, che di fatto l’ha organizzata e la gestisce, ma ne aveva collocato la sede legale e la partita Iva a Sofia, adottando le norme in vigore in Bulgaria anche quando gli operai (reperiti in Italia) lavoravano stabilmente in cantieri italiani, secondo la cosiddetta modalità del «distacco». In una nota dell’Ispettorato del lavoro, si evidenzia che «il distacco comunitario è espressione della libertà di movimento dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea, ma può essere utilizzato solo in presenza di determinate condizioni e nel rispetto della legge». Più precisamente: «Il distacco lecito riguarda la situazione in cui un lavoratore, abitualmente occupato in un altro Stato dell’UE, venga mandato a svolgere le proprie mansioni in Italia, per un periodo limitato, predeterminato e predeterminabile con riferimento a un evento futuro e certo (ad esempio in esecuzione di un appalto di un committente italiano)».  

 

L’Itl alessandrino, invece, ha scoperto che, con l’escamotage della sede a Bucarest, l’impresa, operante in provincia, non garantiva ai lavoratori la copertura previdenziale e assicurativa italiana e corrispondeva salari molto più bassi, in linea con quelli pagati in Bulgaria. Gli addetti trovati in cantiere, in sostanza, «lavoravano “in nero” secondo le leggi italiane». Inoltre la ditta si riteneva esente dal rispettare le regole italiane riguardanti la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro. All’impresario è stata inflitta una sanzione amministrativa di diverse migliaia di euro ed è anche stato segnalato all’autorità giudiziaria. 

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