Un soldato e un cane randagio si salvano l’un l’altro dall’inferno dell’Afghanistan


Pubblicato il 18/01/2018
Ultima modifica il 18/01/2018 alle ore 01:49

Il sergente Craig Grossi ha vissuto l'inferno del distretto di Sangin nella provincia di Helmand, in Afghanistan, inviato per aiutare a proteggere l’area a favore degli abitanti del villaggio. Un’area violenta, l’ultimo posto dove poter incontrare un tenero cagnolino. E invece proprio lì ne ha visto uno e con lui ha fatto amicizia grazie a un pezzo di carne secca che gli ha regalato.  

 

 

Il cagnolino ha subito iniziato a scodinzolare e il marine statunitense non capiva cosa facesse sentire felice quel cane in quella vita così difficile: pieno di insetti, sporco ed affamato, probabilmente non aveva mai provato il gesto d’affetto di una persona.  

 

 

«Quel momento descrive la filosofia di Fred ed il suo messaggio rivolto a me - racconta il militare nel suo libro “Craig & Fred: A Marine, A Stray Dog, and How They Rescued Each Other” -. Non importa quanto tu possa essere infelice o quanto le cose possano risultare difficili, puoi sempre scodinzolare». 

 

 

Fred ha iniziato a seguire Craig e il militare ha dovuto farlo entrare di nascosto nella base perché il regolamento non permette l’accesso ai cani randagi. Ma non è stato difficile trovare la complicità degli altri commilitoni che hanno trovato in lui un compagno di giochi. «Tante cose rendevano speciale quel cagnolino e la più incredibile era il suo atteggiamento sempre positivo e fiducioso. Era un animale speciale, era molto diverso dagli altri cani: dormiva senza problemi, giocava e allo stesso tempo schivava i colpi di mortaio durante gli attacchi notturni dei talebani». 

 

 

Fred ha dato una grossa mano a Grossi a sopportare la guerra: «Quando uscivo con Fred ero sempre felice - ricorda il soldato -. Ci ha aiutati a superare lo stress di vivere in una zona di combattimento». 

 

Grossi spiega nel suo libro di essere andato al reparto di spedizioni e di aver chiesto ad un operatore del corriere DHL se fosse possibile spedire un cane. La spedizione si poteva fare ma prima il militare avrebbe dovuto ottenere una lunga lista di permessi che gli hanno fatto un po’ perdere le speranze. A quel punto Grossi ha chiamato sua sorella per iniziare a lavorare sulla lunga documentazione e purtroppo il rientro in patria del militare si avvicinava. L’operatore del corriere DHL si è offerto volontario di tenere in cura il cagnolino fino alla conclusione di tutte le formalità per la spedizione. 

 

 

Alla fine, Grossi e Fred sono tornati negli Stati Uniti ma non è stato facile per nessuno dei due. Il militare si è reso conto di soffrire di Disturbo Post Traumatico da Stress. «Fred mi è sempre stato accanto e mi ha aiutato a guarire. Portarlo a casa è stata una delle cose più difficili e migliori che abbia mai fatto. Quando in giro la gente mi chiedeva di che razza fosse Fred, io iniziavo a raccontare la nostra storia e le storie dei miei amici che non sono riusciti a tornare a casa, a quel punto mi sono reso conto che sarebbe stato bello scrivere un libro che raccontasse di me e di Fred». 

 

 

E così ha fatto, e non solo: Fred e l’ex sergente Craig Grossi hanno girato gli Stati Uniti per condividere la loro storia. «La cosa che amo della nostra storia è che quando la racconto, ognuno impara una lezione diversa». 

 

 

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