Quattro morti negli ultimi sbarchi di migranti in Sicilia, tra loro anche un neonato

A Pozzallo salvate 315 persone. L’equipaggio che non è riuscito a salvare il piccolo Haid: «Un crimine per cui nessuno fa niente»
REUTERS


Pubblicato il 19/01/2018
Ultima modifica il 19/01/2018 alle ore 13:34

È arrivata nel porto di Pozzallo la nave «Open Arms» della Ong spagnola Proactiva open arms. A bordo 315 migranti salvati nei giorni scorsi al largo della Libia. Ci sono però anche i corpi senza vita di un giovane e di un bimbo, recuperati da un gommone, e di un neonato di tre mesi, il piccolo Haid, morto nella notte tra mercoledì e giovedì sul natante che lo aveva salvato, per gli effetti della malnutrizione, in attesa di un trasporto sanitario urgente. L’equipaggio ha parlato di «desolazione, rabbia, impotenza», per il «dolore devastante di una madre» e per un dramma, «un crimine» a fronte del quale «nessuno fa niente. Tre corpi innocenti i cui assassini rimangono impuniti». Sempre in giornata è arrivata nel porto di Augusta la nave «Hms Echo» della Marina militare britannica, inserita nell’operazione «Sophia», con 179 migranti a bordo, come riferisce la Capitaneria di porto, e una salma.  

 

Fermati tre scafisti a Palermo, «Condizioni disumane  

Fermati da Polizia di Stato e Guardia di finanza tre presunti scafisti dopo lo sbarco di giovedì a Palermo. Si tratta di un libico, di un siriano e di un cittadino della Guinea Bissau. I tre erano a bordo di un gommone che, in condizione di autentica «fortuna», stava effettuando la traversata del Mediterraneo con a bordo, complessivamente, 93 migranti partiti dalla Libia. Gli stranieri, in maggioranza di origine pakistana, erano stati tratti in salvo dalla nave «Santa Maria» della Marina Militare Spagnola, impiegata nell’ambito della missione militare dell’Unione Europea Eunavformed che, ieri mattina, aveva condotto al porto di Palermo, 210 migranti, tra cui 20 minori e 2 donne incinta. L’attività investigativa, condotta dagli agenti della Squadra mobile e dai militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria e della Stazione navale delle fiamme gialle, si è avvalsa delle testimonianze dei migranti. È emerso come la maggior parte dei migranti, prima di intraprendere il viaggio, veniva costretta a svolgere lavori particolarmente gravosi, senza alcuna retribuzione e in «condizioni disumane», per avere la possibilità di salire a bordo dei gommoni. Uno dei fermati si era mimetizzato tra gli altri migranti: in base a quanto riferito dai testimoni, avrebbe utilizzato un apparecchio satellitare per orientare la rotta del gommone, che avrebbe gettato in mare poco prima del soccorso. Il cittadino della Guinea Bissau si sarebbe invece occupato di governare materialmente il gommone mentre il libico avrebbe avuto il compito di mantenere l’ordine a bordo del natante, intimando di non fornire alcuna informazione alle autorità di soccorso e ricorrendo spesso a percosse e minacce. I tre, che dovranno rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sono stati condotti al Pagliarelli. 

 

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